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Calici di vino rosso Lagrein e Schiava dell'Alto Adige

Lagrein e Schiava dell’Alto Adige: i vini che vengono dal freddo

Dalle piste innevate dell'Alto Adige ai vigneti della conca bolzanese: due vitigni autoctoni, un territorio d'eccellenza, una storia da scoprire bicchiere dopo bicchiere

Da Novella Cucina

di Alessandra Sola

Gli occhi rivolti verso l’orizzonte oltre le cime vengono catturati da un mondo nuovo e diverso: non solo neve, ma anche vigne. Uno spettacolo sorprendente — la via del vino — dalle cime innevate alle verdi valli dove la coltre bianca lascia spazio ai terrazzamenti e ai declivi ricoperti di vigneti e frutteti. Dallo scricchiolio della neve allo schioppettio dell’acino, dalla competizione leale tra atleti ai calici innalzati nei momenti di festa, il bronzo, l’argento e l’oro brillano insieme alle sfumature del vino.

In questo connubio tra neve e vino spicca il Maso Phiser, creato e gestito da Daniele e dalla sua famiglia dal 1861. Daniele, produttore di vino da generazioni e appassionato di sci, si alza all’alba per solcare le piste innevate ancora incontaminate, e poi scende in vigna a sperimentare insieme alla famiglia, per dare vita a vini d’eccellenza. Un maso a conduzione familiare dove tradizione e innovazione si mescolano, regalando vini di carattere e personalità.

Protagonisti di questo territorio sono due vitigni autoctoni che raccontano l’Alto Adige meglio di qualsiasi parola: il Lagrein e la Schiava.

Il Lagrein dell’Alto Adige

Protagonista delle tavole dei potenti nobili ed ecclesiastici, nettare riservato a pochi eletti, il Lagrein cresce nella conca di Bolzano. Con tannini di pregio, si presenta con un tratto fruttato morbido; al sorso sorprende per la sua doppia personalità: una versione rosata e fresca, con delicate note di piccoli frutti; l’altra, classica rosso rubino con sfumature più esuberanti di frutta matura, un gradevole profumo di viola e mora, sapore pieno e vellutato. La prima si accompagna con salumi, formaggi giovani e pesce bianco; la seconda si sposa con cacciagione, carni rosse e formaggi stagionati.

La Schiava dell’Alto Adige

La Schiava — o Vernatsch — ieri rappresentava il vino da pasto che, come una mamma, accoglieva la famiglia di fronte al focolare alla fine di una lunga giornata; oggi è un vitigno ricercato, di grande attenzione da parte di critici e professionisti. La sua zona più vocata è tra Santa Maddalena e il lago di Caldaro, tra terreni alluvionali e pendii: con i suoi tannini delicati e sottili regala una piacevole acidità e un profumo di piccoli frutti al naso. Vino giovane, di morbida beva e inaspettata longevità, si abbina facilmente a ogni piatto della tradizione altoatesina — dai canederli in brodo agli Spätzle agli spinaci, alle carni bianche o agli arrosti leggeri.

ODE

La racchetta il tuo microfono, gli sci il tuo strumento che scivolando sinuosamente sulla Pista bianca dirigono l’orchestra,
scaldati dal sole ed accarezzati dal vento per poi essere risvegliati dal tocco dell’aria pungente i sensi e le emozioni si infervorano,
Fiero ed ebro di energia ergi la medaglia,
sempre più assetato di nuove emozioni ti avvicini il calice colmo del nettare della vittoria che insinuandosi tra le labbra, con un lungo sorso intriso di passione e seduzione, scende lasciando che il fervore esploda e si riverberi come un brivido lungo tutto il corpo.

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