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Iva Zanicchi – Cucinare per dire ti voglio bene

Un’inedita Zanicchi quella che appare, quale autrice e protagonista di Quel profumo di brodo caldo, il suo ultimo libro (pubblicato da Mondadori) in cui racconta ricette inedite della sua famiglia d’origine, accanto ad aneddoti originali del suo intenso vissuto come icona della canzone italiana

Da Redazione Novella Cucina

di Maridì Vicedomini

Signora Zanicchi, perché questo titolo?

«Premesso che le ricette culinarie sono un pretesto per raccontare episodi curiosi della mia vita, ho scelto questo titolo perché mi ricorda tanto mia mamma, la famiglia, come anche le domeniche in casa dei miei, in cui mi svegliavo con quell’odore meraviglioso del brodo di mia madre che una volta al mese ci proponeva anche con i tortellini. Pertanto questo libro vuole essere una dedica alla mia infanzia, alla vita semplice ed all’arte culinaria della mamma e della nonna Armida, che aveva un’osteria sull’Appennino, dove per la prima volta da piccola mi fecero esibire come cantante seduta sul bancone del locale».

Qual è la ricetta segreta di quel brodo dall’odore così intenso?

«Semplice; su indicazione della nonna, la mamma metteva in una pentola l’acqua fredda con tutti gli odori sul fuoco insieme a tutti i tipi di carne ed anche l’osso perché, a suo dire, dava più sapore. Dopo una prima cottura, gli ingredienti venivano messi in una ciotola per il raffreddamento e conseguente grassatura, per poi essere rimessi nel brodo rimasto in pentola e cuocere per altre ore».

Il brodo veniva proposto da solo come potage o con pasta?

«Rigorosamente con i cappelletti di pasta fresca fatti in casa con uova e farina, farciti con brasato di carne tritata, secondo la ricetta della mamma che a noi tre sorelle, all’età di 16 anni, ci ha insegnato a fare la sfoglia».

Nel libro lei cita piatti legati ai suoi ricordi di vita, come la bouillabaisse, pietanza tipica della Costa Azzurra.

«È vero, quella zuppa di pesce francese mi ricorda l’episodio spiacevole vissuto a Cannes agli inizi della mia carriera, in occasione di una manifestazione canora che coinvolgeva artisti provenienti da tutto il mondo; il maestro che mi dirigeva espresse il desiderio di restare in incognito facendomi un vero e proprio affronto. Ricordo che io intonai ‘La riva bianca, la riva nera’, un brano molto popolare che poi ebbe un grandissimo successo e, quando finii di cantare, Gilbert Becaud venne sul palco ad abbracciarmi e si congratulò con me, asserendo che avrebbe inserito quella canzone nel suo repertorio».

Iva, lei sa cucinare?

«Abbastanza, grazie agli insegnamenti di mia mamma e della nonna. Il piatto che mi riesce meglio è lo gnocco fritto, di solito accompagnato a stracchino o a salumi, mentre quando ho più tempo a disposizione confeziono per tradizione familiare cappelletti di pasta fresca ripieni di carne stufata, rigorosamente in brodo».

Ha mai sedotto un uomo con la sua arte culinaria?

«Mai, piuttosto potrei dire di essere stata sedotta con la cucina, se penso al mio secondo marito di origine sarda, che per più di dieci anni mi ha obbligato a mangiare tutti i tipi di piatti che finiscono con la u, tipo il porceddu».

Ci racconta come ha omaggiato il Natale con la sua cucina?

«In primis, come da tradizione, ho curato molto gli addobbi e la tavola con tovaglia rossa ricamata in oro, argenti, porcellane e cristalli. Per il menù, mi sono rifatta a quello degli anni precedenti, proponendo come entrèe un festival di antipasti, dagli affettati rigorosamente emiliani a gustose tartine di vario genere, all’insalata russa, alla mousse al tonno; a seguire, cappelletti in brodo ed un timballo di pasta. Ed ancora, il bollito accompagnato da salsa verde, arrosto di vitello e di maiale con patate arrosto alla «Iva», cotte per quattro… cinque ore! Per finire, «sua maestà» la zuppa inglese secondo la ricetta della mamma e della nonna».

Singolare il piatto “le patate alla Iva”. Ci svela la ricetta?

«Intanto bisogna tagliare le patate a spicchi grandi, posizionarle in una pentola e poi, tutto a freddo, aggiungere olio e burro, qualche rametto di rosmarino e aglio. A quel punto bisogna cuocerle lentamente e, cinque minuti prima di toglierle dal fuoco, alzare la fiamma e aggiungere un tritato di odori da cospargere su tutte le patate».

Il suo augurio per il futuro?

«Che il buon Dio mi regali ancora buona salute, tanta energia e soprattutto lucidità mentale».

Leggi anche: Le antiche tradizioni sicule che profumano di ricordi
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