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Felice Caccavale, il cuoco che cucina i ricordi

C'è chi arriva alla cucina per caso e chi, invece, la riconosce fin da piccolo come una vocazione. Felice Caccavale, classe 1998, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Nato a Napoli e cresciuto a Torre Annunziata, oggi Felice è un cuoco per passione che fa della tradizione una scelta precisa, culturale e umana

Da Redazione Novella Cucina

di Carla De Iuliis

Felice, da dove nasce il tuo legame con la cucina?

“Nasce molto presto. Avevo circa sette anni e frequentavo spesso una pizzeria di famiglia. Restavo incantato dal lavoro dietro al banco, dal forno, dai gesti ripetuti con precisione. Guardavo tutto e sentivo che quello era il mio posto.”

Un’intuizione infantile che con il tempo diventa consapevolezza. “All’esame di terza media, nel tema di italiano, scrissi che il mio sogno era aprire una pizzeria. Non era una fantasia: feci anche un progetto, un disegno. Era già una direzione.”

Nel suo percorso convivono due radici profonde, che Felice sente ancora oggi come parte integrante della sua identità. “Porto dentro due anime: il mare di Torre Annunziata, con i suoi profumi e i suoi sapori netti, e Nola, terra di mio padre e della Festa dei Gigli. Tradizione, sacrificio, fede, appartenenza. Tutto questo entra, in un modo o nell’altro, nei miei piatti.”

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Felice Caccavale ph Press

Dopo la scuola, come si è costruito il tuo percorso professionale?

“Dopo il diploma all’Istituto Alberghiero di Torre Annunziata ho continuato a formarmi soprattutto lavorando. Prima e dopo la scuola. Ho rinunciato a gran parte della vita sociale, ma per me l’obiettivo era fare esperienza.”

Sala, bar, cucina, reception: ruoli diversi che gli permettono di avere una visione completa del mondo della ristorazione. “Ho fatto un po’ di tutto. E non solo in cucina.”

Negli anni Felice attraversa quasi tutti i settori del food e dell’accoglienza. “Pescheria, macelleria, gelateria, pasticceria, ristorante, pizzeria. Parallelamente ho fatto anche altri lavori: il postino, l’impiego in Comune, progetti statali, stagioni negli hotel. È stata una vita intensa, ma mi ha insegnato tanto sul lavoro e sulle persone.”

A vent’anni arriva la scelta di lasciare il Sud. “Mi sono trasferito a Milano e ho iniziato a lavorare come cuoco a domicilio. Portavo la cucina tradizionale direttamente nelle case delle persone, in un contesto molto intimo.”

Poi la pandemia. “Con il Covid sono entrato nel personale ATA per l’emergenza. Successivamente mi sono trasferito a Perugia, dove oggi lavoro come collaboratore scolastico a tempo indeterminato.”

Il famoso “posto fisso”: è un punto di arrivo?

“Per molti sì. Per me no. È una tappa. Io continuo a sognare come quando avevo sette anni: il mio locale, una cucina che diventi casa, il mio posto nel mondo.”

Felice ama definirsi “cuoco della tradizione”. “Per me non esiste innovazione senza radici. Nessuna tecnica ha senso se non racconta una storia. Ogni piatto deve evocare ricordi, appartenenza, memoria collettiva.”

Da questa visione nasce uno dei suoi piatti più rappresentativi: gli gnocchetti ai profumi d’Amalfi. “Quel piatto racconta me. Gli gnocchetti acqua e farina della tradizione contadina, i frutti di mare che parlano di Costiera, gli agrumi che ricordano il vento e il sole del Sud. È il mare nel piatto.”

Ma il suo sguardo non è rivolto solo al passato. “Sento una forte responsabilità verso i giovani. Oggi spesso si confonde la sicurezza con la felicità.”

Che messaggio senti di dare alle nuove generazioni?

“Di inseguire la propria vocazione. Di avere coraggio e mettersi in gioco. Non per diventare i più famosi o i migliori, ma per non restare fermi. Per dare un senso autentico al proprio percorso.”

Felice Caccavale non cerca l’etichetta dello chef-star. “Non voglio essere un personaggio. Voglio essere un esempio concreto. Dimostrare che la tradizione può essere una strada viva, attuale, capace di parlare ai giovani.”

Il futuro? “Ha la forma di un locale tutto mio, sì. Ma soprattutto di una missione: usare il cibo come linguaggio, come strumento di memoria, di crescita, di identità.”

Ricetta – Gnocchetti ai Profumi d’Amalfi

Ingredienti per 4 persone

Per gli gnocchetti acqua e farina

  • 400 g farina 00
  • 400 g acqua calda
  • 1 pizzico di sale

Per il condimento

  • 1 kg vongole veraci
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Peperoncino q.b.
  • Prezzemolo fresco tritato
  • Scorza grattugiata di limone non trattato
  • 300 ml besciamella leggera

Procedimento

Portate l’acqua quasi a ebollizione. In una ciotola versate la farina con un pizzico di sale e unite gradualmente l’acqua calda, mescolando prima con un cucchiaio e poi lavorando a mano fino a ottenere un impasto morbido ma compatto. Lasciate intiepidire e lavorate fino a renderlo liscio.

Formate dei filoncini e ricavate piccoli gnocchetti irregolari, creando la tipica cavità rustica.

In una padella fate soffriggere dolcemente l’aglio in olio extravergine con peperoncino. Aggiungete le vongole, coprite e lasciatele aprire. Sgusciatene una parte e filtrate il liquido di cottura.

Unite il liquido delle vongole alla besciamella, aggiungete le vongole sgusciate e ottenete una crema vellutata.

Cuocete gli gnocchetti in acqua salata e scolateli direttamente nel condimento. Mantecate delicatamente, completando fuori dal fuoco con prezzemolo fresco e scorza di limone.

Impiattate con qualche vongola con guscio, un filo d’olio a crudo e un’ultima nota di agrumi.

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