di Carla De Iuliis
C’è una pizza di Pasqua abruzzese che profuma di territorio, memoria e storie di famiglia. È quella firmata La Tavola dei Briganti di Altino, che per il 2026 porta in tavola un lievitato capace di raccontare l’Abruzzo più autentico: la pizza di Pasqua al peperone dolce di Altino, nata dall’incontro tra un ingrediente identitario e la sapienza artigianale dell’Azienda Agricola La Collina.
Il peperone dolce di Altino — coltivato e lavorato direttamente dall’azienda — è una varietà antica, un ecotipo di Capsicum annuum documentato fin dal 1752, adattatosi nei secoli al territorio chietino e coltivato tradizionalmente solo per essere essiccato e macinato. La sua polvere, intensa e leggermente amara, è oggi una spezia a tutti gli effetti, ricca di antiossidanti e vitamine, sempre più ricercata da produttori artigianali.
È proprio aggiungendo questa polvere all’impasto della pizza di Pasqua teramana — ricetta custodita dall’Azienda Agricola La Collina, tra le colline di Pineto, nel ricettario di nonna Adelia — che nasce un prodotto nuovo e insieme antico. Il rosso del peperone conferisce al lievitato una colorazione unica, mentre il sapore della polvere esalta tutti gli altri ingredienti. Un racconto di territorio che va ben oltre la stagionalità.
Abbiamo approfondito questo progetto con Nica Carosella, anima de La Tavola dei Briganti.
Pizza di Pasqua abruzzese: come nasce l’idea del peperone dolce di Altino nel lievitato?
«Essendo la polvere di peperone dolce di Altino una spezia a tutti gli effetti, ci capita sempre più spesso di ricevere richieste da aziende artigianali che vogliono utilizzarla nei loro trasformati: salumi, prodotti da forno, composte. Qualche anno fa abbiamo conosciuto l’Azienda Agricola La Collina e con loro la pizza di Pasqua teramana, che nel chietino praticamente non esiste. Dopo averla assaggiata abbiamo subito pensato di farla “rossa”, aggiungendo la polvere nell’impasto».
Cosa rende unico il peperone dolce di Altino?
«Il suo gusto è unico e inimitabile, dovuto principalmente all’essere un’antica varietà adattatasi nel tempo al nostro territorio. Contiene molti più antiossidanti e vitamine rispetto alle comuni polveri di paprika dolce. Nel lievitato, il rosso del peperone conferisce una colorazione particolare, mentre il sapore — intenso e leggermente amaro — esalta tutti gli altri ingredienti».
Quanto è importante oggi fare rete tra produttori?
«È fondamentale. Riteniamo sia l’unica strada percorribile, non solo per raccontare i prodotti identitari della realtà agro-culinaria abruzzese, ma anche per creare un circuito economico circolare — una vera rete di imprese locali, in grado di difendere le aziende agricole del territorio dalle sfide di una globalizzazione sempre più dominante e aggressiva».
In un momento in cui il consumatore è sempre più attento alla qualità e all’origine degli ingredienti, prodotti come questo rappresentano molto più di una semplice proposta gastronomica. Sono il segno di un ritorno consapevole alle radici, di una filiera che valorizza il territorio e di una collaborazione virtuosa tra realtà che condividono la stessa visione. Perché il vero lusso, oggi, è riconoscere in ogni morso una storia.
