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Patrick Pistolesi con le bottiglie Classy Cocktails al bancone del bar

Classy Cocktails: il cocktail d’autore esce dal bancone

Patrick Pistolesi, mixologist di fama internazionale, porta la sua firma creativa in bottiglia con un brand ready-to-drink 100% italiano che non scende a compromessi sulla qualità.

Da Carlo Faricciotti

Classy Cocktails nasce dalla visione di Patrick Pistolesi — bartender di fama internazionale, volto della mixology italiana nel mondo — dopo oltre vent’anni trascorsi dietro i banconi più esclusivi del globo. Un brand di cocktail ready-to-drink 100% italiano, nato per portare l’eleganza di un drink d’autore direttamente nelle mani di chi lo beve, senza intermediari, senza compromessi. Ingredienti premium, una bottiglia in alluminio riciclabile dal design riconoscibile — e una visione chiara: rendere accessibile il bere bene, ovunque e in qualsiasi momento. Lo abbiamo incontrato per capire cosa succede quando la firma di un grande bartender si trasferisce in bottiglia.

Qual è stata la sfida principale nel trasferire la complessità di un cocktail d’autore in un formato pronto da gustare, senza perdere nulla della sua firma creativa?

Accettare che non stavo semplicemente “replicando” un cocktail, ma che lo stavo traducendo in un altro linguaggio. Dietro al bancone hai il controllo totale: tempo, gesto, temperatura, interazione con il cliente. In bottiglia tutto questo sparisce, quindi devi anticiparlo e costruire un equilibrio che sia stabile, replicabile e fedele all’idea originale – anche senza la tua presenza. Per me non è mai stato un tema di semplificazione. La cosa importante è la precisione: lavori sugli ingredienti, sulle proporzioni, sulla struttura aromatica finché il cocktail regge da solo. Quando succede, significa che hai fatto bene il tuo lavoro.

Classy Cocktails ha scelto l’alluminio riciclabile come materiale per le bottiglie, una scelta che il brand presenta come sintesi di design, funzionalità e responsabilità ambientale. Come si conciliano, nella pratica, le esigenze estetiche di un prodotto di lusso con quelle della sostenibilità?

Per me estetica e sostenibilità non sono due binari separati: quando un prodotto è pensato bene, le due cose coincidono. La scelta dell’alluminio nasce esattamente da questo equilibrio: è un materiale che ti permette di preservare il prodotto (protegge da luce, aria e variazioni), ma allo stesso tempo è leggero e riciclabile. Dal punto di vista del design, non volevamo una bottiglia che “simulasse” il lusso, ma un oggetto che lo esprimesse in modo molto moderno. Con una sua identità forte, riconoscibile.

La collezione comprende anche la linea analcolica “No Regrets”. Quali sono stati i criteri guida nella costruzione di queste ricette, e cosa significa per lei che un cocktail senza alcol possa comunque portare la sua firma?

La linea analcolica è stata forse la sfida più interessante, perché ti costringe a ripensare il cocktail da zero. Quando togli l’alcol, devi ricostruire tutto con altri strumenti (acidità, texture, componenti aromatiche) per restituire la stessa esperienza sensoriale. Se un drink riesce a darti sensazioni positive e piacere anche senza alcol, allora porta la mia firma esattamente quanto un classico.

Il progetto nasce con un piano di diffusione che guarda esplicitamente al mercato internazionale. Quali elementi della cultura italiana del bere bene ritiene più difficili da esportare – e quali, invece, hanno già un linguaggio universale?

La cultura italiana del bere bene è molto legata al contesto: il tempo, la convivialità come un rituale. Questa è la parte più difficile da esportare, perché non è un prodotto, è un modo di vivere tutto italiano! Quello che invece è universale è il concetto di qualità: un cocktail fatto bene parla tutte le lingue. Oggi siamo all’inizio di questo percorso: Classy Cocktails è appena sbarcata nel Regno Unito, che è uno dei mercati più dinamici e interessanti per il nostro settore, e l’obiettivo è continuare ad espanderci nei prossimi mesi in altri mercati internazionali per portare un’idea di bere bene che possa funzionare ovunque, senza perdere la sua anima.

Nel presentare Classy Cocktails, lei ha parlato di portare l’esperienza del cocktail d’autore “sempre e ovunque”, fuori dai confini fisici del bar. Come cambia, secondo lei, il rapporto tra la sua firma creativa e il consumatore finale quando non c’è più un bancone a fare da mediatore?

Il bancone è sempre stato un luogo di relazione, quasi il palco di un teatro. Quando lo togli, cambia tutto: il prodotto deve essere più autonomo, ma anche più onesto. Non puoi più “raccontarlo” mentre lo servi, quindi deve raccontarsi da solo nel gusto, nel design, nell’esperienza complessiva. Allo stesso tempo, si apre una cosa nuova: entri nella vita quotidiana delle persone. Non sei più legato a un momento specifico o a un luogo preciso. Quindi il ready to drink non è perdere il bancone, è estenderlo. Portare la mia firma creativa fuori dal bar e farla vivere in contesti diversi, mantenendo lo stesso livello di qualità.

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