di Giovanni Pontano
C’è un posto in Albania dove il vino si racconta in prima persona. È Çobo Winery, cantina di famiglia a Berat — la città dalle mille finestre, patrimonio UNESCO — che da oltre trent’anni lavora al recupero dei vitigni autoctoni albanesi e che oggi apre le porte a un enoturismo autentico, lontano dai circuiti di massa.
Çobo Winery: una storia di famiglia tra vigneti e vitigni autoctoni
La storia della cantina affonda le radici nei primi decenni del Novecento. Dopo l’interruzione forzata dell’impresa privata, è nei primi anni Novanta che Enis Çobo — oggi novantenne, ancora attivo tra i vigneti di fronte alla cantina — insieme ai figli Petrit e Muharrem rifonda l’azienda con un obiettivo preciso: recuperare i vitigni autoctoni e ricostruire una cultura del vino locale fondata su qualità , identità e continuità familiare.
Alla base del progetto vitivinicolo vi è il recupero di varietà come il Puls, il Vlosh e le varietà Shesh (Shesh i Zi e Shesh i Bardhë), alcune delle quali erano oramai in via di estinzione. Un lavoro paziente di selezione e reimpianto che guarda anche alla salvaguardia della biodiversità viticola albanese.
Il wine tour: tra filari, degustazioni e light lunch in cantina
Il wine tour è guidato esclusivamente dalla famiglia Çobo, senza personale esterno. Il percorso si sviluppa tra i filari e gli spazi di produzione, accompagnando l’ospite nella lettura del paesaggio, delle varietà autoctone e delle pratiche di cantina, fino alle fasi di vinificazione e affinamento. Le degustazioni diventano momenti di approfondimento in cui ogni vino viene raccontato attraverso il suo legame con il territorio.
Il light lunch in cantina è un momento di sintesi tra vino e territorio: una pausa conviviale con prodotti della proprietà — le celebri olive di Berat preparate secondo la tradizione familiare e il caciocavallo locale — che accompagna gli assaggi in modo semplice e genuino.
Albe e tramonti tra i vitigni autoctoni Vlosh e Puls
L’esplorazione si estende ai vigneti più alti, raggiungibili con escursioni in jeep tra le colline che circondano Berat. Qui nasce il Vlosh, coltivato a circa 120 metri di altitudine su 9 ettari terrazzati, e il Puls, che cresce fino ai 250 metri sul livello del mare in un contesto influenzato dai venti, che ne definiscono il profilo aromatico. Sono luoghi in cui la luce cambia continuamente, perfetti per osservare l’alba che illumina i terrazzamenti o il tramonto che avvolge le vigne in tonalità calde e sospese.
I suoli, in parte caratterizzati dalla shtufë — una matrice calcareo-argillosa tipica della zona — contribuiscono a definire struttura e mineralità dei vini, restituendo nel calice un legame diretto con la terra di origine.
Berat: patrimonio UNESCO e destinazione emergente
La visita alla cantina si inserisce in un territorio di grande valore storico e paesaggistico. Il quartiere Mangalem con le case ottomane, il castello di Berat, il museo dell’iconografia Onufri, il ponte di Gorica: ogni angolo racconta la stratificazione di civiltà che hanno attraversato la città . Nei dintorni, il villaggio di Roshnik e la cascata di Bogova aprono a scenari naturali ancora incontaminati.
«Ciò che rende unica la visita», spiega Muharrem Çobo, «è il contatto diretto con la nostra famiglia: accogliamo personalmente gli ospiti e raccontiamo la nostra storia, creando un’atmosfera autentica e genuina. Siamo stati tra i primi in Albania ad aprire la cantina ai visitatori, contribuendo a far conoscere il territorio e a sviluppare una nuova cultura dell’enoturismo».
Per il 2027 è previsto un piano di sviluppo che includerà nuovi spazi dedicati all’accoglienza e l’introduzione di tecnologie di produzione di ultima generazione.
