di Maura Taylor
Pollo e tacchino si distinguono per l’alto contenuto di proteine ad alto valore nutrizionale, il basso contenuto lipidico nei tagli magri senza pelle (inferiore all’1-1,2% su 100 g di prodotto crudo), l’ottima presenza di vitamine del gruppo B e minerali come ferro, zinco e selenio. A confermarne l’eccellenza è la recente revisione scientifica condotta dal gruppo di lavoro SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), presentata in occasione del congresso annuale a Bergamo e coordinata dalla professoressa Livia Pisciotta, Ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova.
Il lavoro scientifico sottolinea come il Digestible Indispensable Amino Acid Score, il metodo raccomandato dalla FAO per misurare la qualità proteica, collochi le carni avicole tra le migliori fonti proteiche disponibili. Le evidenze delineano un quadro positivo, evidenziando effetti potenzialmente protettivi sul declino cognitivo e un possibile contributo alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche.
Un ruolo centrale a ogni età
“Secondo le raccomandazioni nutrizionali nazionali e internazionali, la carne avicola conferma di avere un ruolo centrale, a tutte le età, nell’alimentazione umana”, afferma la professoressa Pisciotta. Il prodotto si configura come una risorsa preziosa, capace di conciliare esigenze nutrizionali e sicurezza alimentare, purché il consumo sia collocato nelle quantità raccomandate.
La V Revisione dei LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) riconferma la porzione standard di 100 g per le carni bianche. Le Linee Guida CREA consigliano da 2 a 3 porzioni settimanali, un apporto in linea con la media nazionale. Tali porzioni risultano ideali in ogni fase della vita: nello svezzamento per il buon apporto di ferro e la ridotta allergenicità, negli anziani per il mantenimento della massa muscolare, in gravidanza e negli sportivi per il supporto ai fabbisogni specifici.
Carni avicole: versatilità e consumi in crescita
Per Lara Sanfrancesco, Direttrice di Unaitalia: “Le carni avicole si confermano una scelta di valore assoluto, capace di armonizzare salute, sicurezza alimentare e accessibilità”. Una preferenza che trova riscontro nei dati: in Italia si è passati dai 21,38 kg pro-capite del 2023 ai 22,05 kg del 2024, il valore più alto dell’ultimo decennio.
In questo scenario di consumo crescente, l’Italia vanta un primato strategico: il comparto avicolo nazionale è l’unico, tra quelli zootecnici, a coprire interamente il fabbisogno interno, con un livello di autoapprovvigionamento che nel 2024 ha raggiunto circa il 105%.
